Mattoni Rossi – Barolo

27,00

Il Barolo

 è un vino rosso granato, con caratteristici riflessi aranciati. È un prodotto che richiede un lungo invecchiamento, superiore a tre anni: se invecchia per più di cinque anni, aggiunge la denominazione “Riserva”. In ogni caso, è necessario che riposi per almeno due anni in particolari botti di rovere. È un vino corposo, robusto, adatto a pietanze a base di carne, formaggi stagionati e piatti a base di tartufo. E’ ottimo anche per accompagnare prodotti di pasticceria secca. Viene servito ad una temperatura di 18-20 gradi. 

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Descrizione

Il Barolo

 è un vino rosso granato, con caratteristici riflessi aranciati. È un prodotto che richiede un lungo invecchiamento, superiore a tre anni: se invecchia per più di cinque anni, aggiunge la denominazione “Riserva”. In ogni caso, è necessario che riposi per almeno due anni in particolari botti di rovere. È un vino corposo, robusto, adatto a pietanze a base di carne, formaggi stagionati e piatti a base di tartufo. E’ ottimo anche per accompagnare prodotti di pasticceria secca. Viene servito ad una temperatura di 18-20 gradi. 

BAROLO E BARBARESCO

Se la rilevanza di un territorio vinicolo è data dalla qualità del vino che produce, il Piemonte può essere definita una delle più importanti regioni vitivinicole d’Italia, sia per la quantità di vino prodotto ogni anno, che per la storica percentuale di produzioni di altissima qualità che la contraddistingue.

Tra questi figurano due vini che possono essere considerati la punta di diamante della viticoltura piemontese ed italiana: il Barolo e il Barbaresco, entrambi frutto della vinificazione del vitigno a bacca rossa più importante di questa regione: il Nebbiolo, da molti definito il “Re del Piemonte“.

La zona di produzione di questi due splendidi vini è quella delle Langhe, un territorio quasi esclusivamente calcareo, che si estende tutto intorno alla città di Alba ed è attraversato dal fiume Tanaro.

Nonostante la matrice comune, tuttavia, il Barolo ed il Barbaresco esprimono spiccate differenze di aroma, struttura e colore. Differenze che, lungi dall’identificare un maggiore o un minor pregio dell’uno rispetto all’altro, restituiscono valore e ricchezza alla regione d’origine capace di ricavare una così pregiata varietà da un territorio così circoscritto.

Ed è proprio in questo piccolo e circoscritto territorio che diventa più evidente la magia, due vini figli dello stesso vitigno, coltivato a pochi chilometri di distanza, si esprimono in modi così diversi e particolari.

Se c’è, infatti, in Italia, una zona che fa del singolo vigneto uno dei suoi tratti distintivi, questa è sicuramente la Langa tanto che, soprattutto tra gli intenditori e gli appassionati, risulta fondamentale la distinzione delle singole peculiarità dei nebbioli provenienti dai distinti comuni (11 per il Barolo e 4 per il Barbaresco), che vanno a disegnare le due denominazioni DOCG, ma è addirittura fondamentale scendere nel dettaglio delle singole sottozone, se non addirittura dei singoli vigneti.

A riprova di quanto appena descritto è la recente modifica (2009) dei disciplinari di produzione sia del Barolo che del Barbaresco, che ha determinato l’inserimento della mappa ufficiale dei vigneti che sorgono a destra della riva del Tanaro.

Ma vediamo insieme quali sono le differenze tra questi due importanti vini:

Il Barolo deriva al 100% da uve Nebbiolo coltivato esclusivamente negli 11 comuni elencati nel disciplinare stilato dalla regione per garantirne il marchio DOCG. È un vino soggetto ad un periodo minimo di invecchiamento di 38 mesi di cui 18 in legno.

Il Barolo Riserva, invece, deve invecchiare 62 mesi di cui 18 in legno. Le caratteristiche principali di questo vino sono di certo la struttura importante a la capacità di evoluzione negli anni.

Il Barbaresco deriva anch’esso al 100% da Nebbiolo coltivato esclusivamente nei 4 comuni elencati nel disciplinare stilato dalla regione per garantirne il marchio DOCG (in realtà i comuni sono praticamente 3, Barbaresco, Neive e Treiso. Alba condivide con Treiso una piccola striscia di 4 vigneti). Si può denominare Barbaresco solo dopo un invecchiamento di 26 mesi, di cui 9 in legno, a partire dal 1° di novembre dell’anno di raccolta delle uve.

Il Barbaresco Riserva, invece, necessita di un periodo di invecchiamento di 50 mesi, di cui 9 in legno, a partire dal 1° di novembre dell’anno di raccolta delle uve.

Sia il Barolo che il Barbaresco Accompagnano a tavola le classiche preparazioni piemontesi a base di carne cotte a lungo così come i formaggi molto stagionati e sapidi ed infine, ovviamente il tartufo.

I vini rossi del Piemonte rappresentano la tradizione enoica italiana in tutto il mondo: il Barolo è un prodotto diverso dal “fratello” Barbaresco, con il quale condivide vitigno e area di produzione; entrambi hanno una storia affascinante da raccontare e caratteristiche particolari che li rendono i candidati  ideali per orientare le scelte dei nuovi consumatori e dei nuovi modi di consumo.

Insieme al Barolo, con il quale condivide le uve, il Barbaresco è tra i vini italiani più noti al mondo. A dimostrarlo le stime raccolte dal Consorzio di Tutela Barolo e Barbaresco Alba Langhe e Dogliani che sfiorano la quota di circa 4,5 milioni di bottiglie prodotte.

Rosso intenso, con tonalità dal rubino al granato e riflessi aranciati se invecchiato, il Barbaresco è un vino in grado di restituire emozioni senza tempo. Il suo spirito asciutto e sincero è la migliore espressione delle colline delle Langhe, in cui è consentita la sua produzione. Borghi autentici e senza tempo, come Neive, Treiso e l’omonimo Barbaresco, in cui per secoli la produzione enoica ha rappresentato l’affinamento di un’arte in grado di caratterizzare la cultura locale.

È proprio questo aspetto a fare del Barbaresco un vino unico. 

 

CAMILLO
OMAGGIO A CHI HA CREDUTO IN UN TERRITORIO

Camillo è un nome che a Ivrea e nel Canavese richiama alla memoria un periodo storico di lavoro e imprenditoria sociale straordinario. Camillo è il nome del genitore severo e determinato di tutti noi Eporediesi, un nome che rievoca fiducia e sicurezza, è il calore di un camino acceso d’inverno. Il finale della storia Olivetti ci ha resi orfani delle nostre certezze; la fabbrica era come il sole al mattino e svegliarsi un giorno senza più quella luce e quel tepore ci ha trasportato in un periodo buio dal quale abbiamo faticato a rialzarci.

Ma è giunto il momento di rispolverare il significato di una parola che avevamo quasi dimenticato, comunità.
Ripartiamo quindi pensando a lui, a chi ha creduto in un sogno, a chi ha creduto in questa comunità.
Luciano Campagnaro (Telefono e whatsapp 348 291 3978)

Franco Spina (Telefono e whatsapp 331 863 5542)